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Rinasce Porta Galliana, l’antico varco verso il mare

Torna a splendere un pezzo di storia di Rimini

Rimini ritrova un pezzo della sua storia: Porta Galliana riconsegnata alla città al suo antico splendore  

 Rimini riscopre la sua antica porta verso il mare, riappropriandosi di un pezzo della sua identità che finalmente torna a splendere. Si apre un nuovo capitolo della vita di Porta Galliana, l’antico varco che già in epoca malatestiana rappresentava l’accesso da mare al cuore di Rimini.

Dopo essere stata per secoli quasi interamente sotterrata e al centro di un articolato intervento di valorizzazione iniziato nel 2017 con le indagini archeologiche, con Porta Galliana la città ritrova uno dei suoi gioielli, straordinaria testimonianza delle sue antiche radici. Una nuova area archeologica aperta a tutti, collegata alla rete ciclopedonale, che si inserisce nel percorso di riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città.

 

La storia di Porta Galliana 

Porta Galliana è l’unica porta cittadina medievale ancora integra e in parte visibile, ad eccezione della porta del Gattolo, visibile dall’interno di Castel Sismondo.

Fu costruita nel Duecento a collegamento della città con la zona del porto lungo il fiume Marecchia. Era parte della cinta muraria difensiva dovuta all’ampliamento della città in epoca federiciana (secolo XIII).

Nel XV secolo fu restaurata dal Signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468): lo si desume dal fatto che agli inizi del XX secolo in alcuni scavi fu ritrovato un deposito di medaglie malatestiane impiegate dallo stesso Sigismondo per indicare le opere da lui realizzate o ristrutturate. Dal bassorilievo di Agostino di Duccio (databile fra il 1449 e il 1455) conservato nella cappella dei segni zodiacali nel Tempio Malatestiano, si può intuire come si presentasse la porta nel Quattrocento.

Nel XVI secolo la porta fu chiusa e sostituita con un torrione che nel Settecento risulta essere chiamato “Torrione dei Cavalieri”.

La campagna di scavi 

L’intera area è stata oggetto sia di approfondite indagini archeologiche, partite nel luglio del 2017 e coordinate dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ed eseguite dalla società riminese adArte, grazie al contributo di Hera spa.

Durante questi scavi il 23 marzo 2018 vennero ritrovate e dissotterrate le antemurali di epoca rinascimentale che permettevano il perfetto riconoscimento della porta come scolpita nel bassorilievo attribuito ad Agostino Di Duccio.

I rinvenimenti emersi dalle ricerche nell’area antistante la porta medievale hanno consentito di trovare risposte all’organizzazione di questo bastione difensivo strategico della città medioevale. Dagli scavi eseguiti dagli archeologi di adArte sono emersi i resti del cosiddetto “ponte morto” nonché i muri di contenimento del fossato. Il “ponte morto” è infatti una struttura difensiva di grande importanza che si protrae all’interno del fossato per portarsi, a partire dal muro di contenimento verso l’ingresso dell’avancorpo della porta che veniva raggiunto con un altro ponte in legno mobile, funzionante come un vero e proprio ponte levatoio.

L’intervento di valorizzazione 

I lavori di valorizzazione di Porta Galliana hanno preso avvio a metà estate 2020, un intervento preceduto da un importante lavoro di adeguamento di opere strutturali  che ha restituito nella sua bellezza e originalità il “sedime della Porta”.

Opere che oggi riconsegnano un’area storico-archeologica  visitabile ed accessibile a tutti. Il percorso pedonale si sviluppa su diversi piani  ed è arricchito da sedute che ne fanno un’area di sosta e di incontro, un “nuovo-antico” punto di riferimento cittadino.

Il percorso di accesso al varco portaio storico scende attraverso una rampa che conduce all’antico fossato, riproposto esattamente dove esiste ancora una sua traccia. Proseguendo si può raggiungere il “palinsesto portaio” che si mostra tra reperti malatestiani (tardo 1400) sul fronte mare e reperti tardo medioevali (1300 circa) e tratti di quelle mura medioevali federiciane sul fronte della porta lato città.

Sono visibili i segni del tempo, le tracce della saracinesca ed i cardini dei portoni di chiusura, i vari usi antichi del sito ed altri più moderni come porzioni della pavimentazione del lavatoio pubblico di San Domenico dei primi anni del 1900. Sono presenti due “bocche da fuoco” per l’uso di quelle “armi moderne” che caratterizzarono la tipologia difensiva delle mura e del castello “alla moderna” su specifica volontà di Sigismondo.