Una passeggiata alla scoperta del Borgo San Giuliano e dei suoi murales la dobbiamo sicuramente appuntare nella lista del “cosa fare a Rimini”. Il borgo è uno dei luoghi più autentici della città. L’atmosfera è carica di poesia e ogni muro racconta una storia, ogni angolo nasconde un’opera d’arte. Un museo a cielo aperto che unisce arte, memoria e identità popolare.
Nato intorno all’anno Mille, era l’antico quartiere dei pescatori, oggi le case sono perfettamente ristrutturate. È inoltre il luogo adatto per assaporare i sapori tipici della cucina romagnola. Così come per una cenetta romantica a lume di candela. Il borgo negli ultimi anni è divenuto un punto di ritrovo serale, soprattutto grazie alla recente riqualificazione dell’invaso del Marecchia, della suggestiva Piazza sull’Acqua e della passerella pedonale che collega le due sponde.

La nascita dei murales: un atto di resistenza culturale
La tradizione dei murales che hanno reso celebre il Borgo San Giuliano ha radici profonde. Nel 1979 l’amministrazione comunale propose la demolizione del quartiere per far spazio a una nuova area residenziale. In risposta a questo progetto gli abitanti organizzarono la prima “Festa de’ Borg” per celebrare e difendere la loro identità.
Alcuni artisti riminesi furono chiamati a dipingere sui muri delle case i personaggi più rappresentativi del luogo. Durante la seconda edizione della festa nacquero i primi murales che raccontavano la vita quotidiana, i mestieri e le tradizioni del borgo.
Questa tradizione si è mantenuta nel tempo e ora i murales raccontano la storia del borgo dal ‘900 in poi.
I murales dedicati a Fellini
Nel 1994 la festa fu dedicata a Federico Fellini, scomparso proprio in quell’anno. Il Maestro ha inserito diversi caratteristici personaggi cittadini nei suoi capolavori cinematografici. Molti artisti realizzarono murales ispirati proprio ai suoi film diventando un omaggio permanente al grande Maestro. Poco lontano dal borgo inoltre si trovano il Museo Fellini e il Cinema Fulgor.
La Festa de’ Borg celebra la tradizione popolare riminese
Per mantenere viva la tradizione del borgo, si è costituita la Società de’ Borg, che organizza la celebre Festa de’ Borg. L’appuntamento inoltre permette di assaporare l’atmosfera della Rimini d’altri tempi. Le piazzette si trasformano in palcoscenici che ospitano animazioni, teatro di strada, musica e gastronomia tipica per i vicoli dell’intero quartiere.
I primi murales furono realizzati sulle case più vecchie, alcuni di questi sono andati perduti, mentre altri esistono ancora o si possono vedere negli scatti d’epoca. In occasione della Festa de’ Borg del 2020 ne sono stati dipinti di nuovi. Tra questi Agim Sulaj ha dedicato un’intera parete a Fellini, attorniato da alcuni dei suoi indimenticabili personaggi. Oppure il “nonno felliniano” che esce da una nebbia, immagine reinterpretata dall’artista Kiril Cholakov. Un altro artista che ha arricchito il borgo con nuovi murales è Mauro Dallonda, pittore abituale della festa borghigiana, richiamato a riproporre i suoi primi dipinti andati ormai perduti.

La Mappa del Borgo: un itinerario tra arte e memoria
Nel 2025 l’Associazione La Società de Borg ha creato la prima Mappa del Borgo. Un itinerario alla scoperta dei murales e degli artisti che hanno realizzato le opere. Al borgo si arriva attraversando il Ponte di Tiberio, un simbolo millenario della Rimini romana. Superato il ponte il paesaggio cambia: dalle vie larghe e frequentate del centro si passa a un groviglio di stradine intime, decorate da murales che raccontano il passato e il presente del quartiere.
Cosa fare a Rimini? Un itinerario tra gli artisti del Borgo San Giuliano
Il primo murale che si può ammirare è Soul of the wall, di Eron. L’artista riminese è tra i più importanti in Italia. È noto per unire arte urbana e tematiche sociali. L’opera raffigura Ida Marzi una delle prime donne che frequentarono il Circolo Pci Primo Maggio, sorto a metà degli anni ’40 tra i ruderi della scuola Decio Raggi.
Nelle vie Marecchia e Padella si trovano alcune delle opere più iconiche di Maurizio Minarini. Pittore riminese legato alle Feste del Borgo sin dai primi anni Ottanta, fu uno dei primi artisti chiamati a dipingere murale, ha trasformato le pareti in una narrazione visiva ispirata alle atmosfere di Fellini. Sono suoi il Ponte di Tiberio sotto la grande nevicata del ’29 e la spiaggia dove un tendone da circo si alza nel cielo, un omaggio poetico e simbolico in cui la Rimini reale e quella cinematografica si fondono. In alcune opere la sua mano racconta sogni e malinconie felliniane con colori caldi e figure oniriche, riportando lo spettatore all’infanzia del regista, alle sue suggestioni più intime.
In un angolo più discreto, ma fortemente evocativo, troviamo Scureza – Amarcord (2005). L’opera è del poliedrico Teresio Troll. Non solo pittore, ma anche attore, poeta e musicista, Teresio ha sempre intrecciato linguaggi e forme d’arte. Il suo murale celebra lo “Scureza ad Corpolò”, personaggio mitico del folclore locale, reimmaginato attraverso la lente di Amarcord. Quest’opera fonde teatro e pittura, rappresentazione e leggenda, con il tono ironico e affettuoso tipico dell’autore.
Piazzetta Pozzetto e Padella al centro del Borgo
Passeggiando lungo via Pozzetto, ci si imbatte nei lavori di Foglietta, artista urbinate che ha immortalato scene semplici della vita del quartiere: Amici in giardino, Al mare, In giardino, Al focolare, sono quadri di umanità, di quotidianità condivisa, che mostrano con semplicità la bellezza dei gesti comuni e il valore del vivere insieme. I colori tenui e la delicatezza delle sue figure restituiscono un senso di intimità, come se il muro respirasse con chi lo osserva.
Successivamente proseguendo verso Piazzetta Pozzetto si incontra Il gallo e il pavone (2014) di Ericailcane, street artist noto a livello internazionale per il suo stile fiabesco e visionario. L’opera raffigura due animali in contrasto simbolico. Ma come spesso accade nei lavori dell’artista, dietro l’apparente delicatezza si cela un messaggio potente, che parla di equilibri, contrasti e dinamiche sociali. Il tocco illustrativo e surreale aggiunge un tono poetico alla passeggiata.

Pochi passi più avanti, tra la via e piazzetta Padella, si arriva alle opere di Agim Sulaj, pittore albanese trapiantato a Rimini dagli anni ’90. Il suo tratto unisce precisione figurativa e potenza simbolica. In Migrante e La valigia del migrante, affronta il tema dello sradicamento con grande sensibilità. Oggetti, valigie, volti silenziosi diventano strumenti narrativi per raccontare viaggi, separazioni, nuovi inizi. Un omaggio ai tanti che, come lui, hanno cercato una nuova casa e una nuova identità. Nella stessa piazza si trova anche Mastroianni e Anita Ekberg – La dolce vita, di Italo Paolizzi.
… e in piazzetta Santa Caterina
Poco più avanti, in piazzetta Santa Caterina, si incontra Il nonno nella nebbia, un’opera di Kiril Cholakov. La tecnica utilizzata è unica. La figura dell’anziano prende forma da parole scritte a matita in modo continuo, in un gioco raffinato di chiaroscuro. Il murale è frutto di una collaborazione con gli abitanti del quartiere, che hanno partecipato scrivendo pensieri e ricordi, rendendo l’opera collettiva e profondamente radicata nel territorio.
In via Forzieri si può osservare una serie di opere firmate Giuma (Giuliano Maroncelli), artista locale e memoria storica del Borgo. Le sue pitture raccontano con toni caldi e delicati episodi di vita quotidiana. Tra questi “La palata e marinaio” o “Palata e venditrice di caldarroste”. Giuma ha anche realizzato le famose piastrelle commemorative dedicate a marinai e fiaccheristi del borgo, apposte sulle case dove abitavano. Si tratta di piccole ceramiche che riportano nomi, soprannomi e acquerelli evocativi. È anche un modo delicato e originale per mantenere viva la memoria delle famiglie che hanno costruito la storia del borgo.
Da un’idea di Tonino Guerra “E mur de suranom”
A conclusione del percorso è impossibile non notare “E mur de suranom”. Il muro dei soprannomi è nato da un’idea di Tonino Guerra in vista della festa del 1994 dedicata a Fellini.
Nel 2009 invece la Società del Borgo ha censito tutti i marinai e pescatori che a partire dagli anni 50 abitavano il quartiere, nel 2017 sono stati aggiunti i fiaccherai, i conduttori di carrozze. Si tratta di mattonelle ceramiche poste accanto alle porte, che riportano i soprannomi degli abitanti storici del borgo. Un gesto di affetto collettivo che rende ogni casa parte integrante della memoria urbana… Anche questi frammenti, seppur piccoli, raccontano una parte preziosa della vita del Borgo.
Se ti chiedi ancora cosa fare a Rimini, questa passeggiata tra le strade dipinte è un’esperienza imperdibile per scoprire la sua anima nascosta.
Prenditi qualche ora, magari nel tardo pomeriggio, quando la luce rende più vivi i colori sui muri, e perditi nei racconti che ti accompagnano a ogni passo.
Scarica qui la mappa del Borgo
Si ringrazia la Società De Borg
